Regressione in atto?

I Social Media ci trascinerebbero ad uno "stadio infantile"

Regressione in atto?

L’essere umano nel corso dei secoli ha sempre impiegato le proprie forze, intellettuali e fisiche, per migliorare sé stesso ed evolversi. Gli ostacoli e le limitazioni nella storia evolutiva dell’uomo hanno sempre fatto sì che, individualmente o attraverso dinamiche di gruppo, l’essere umano crescesse e divenisse sempre più sviluppato e se la sapesse “cavare”, soprattutto attraverso la forza del ragionamento, in molteplici situazioni.

Il risultato della nostra evoluzione ci ha portato fino ai giorni nostri, dove a farla da padrone è la tecnologia, che se utilizzata in maniera intelligente, può aiutarci ad affrontare e migliorare, per esempio, anche l’ambiente in cui viviamo, basti pensare alle grandi innovazioni che ci permettono di sfruttare le risorse provenienti dal mondo naturale, che non inquinano e non si esauriscono ma anzi hanno la capacità di rigenerarsi a fine ciclo. Ma non è l’energia rinnovabile il tema di questo articolo.

Occupandoci di marketing digitale e social media, a me e ai miei collaboratori, sta molto a cuore certamente la parte legata alle opportunità, che attraverso i nostri studi e continui aggiornamenti, mettiamo a vostra disposizione per permettervi di migliorare le vostre vendite, in generale i vostri obiettivi di business, attraverso il mondo digitale, ma c’è, ahinoi, anche un aspetto negativo che, se trascurato, potrebbe in un futuro nemmeno troppo remoto, recarci dei problemi (non per nulla noi di Crescita Smart siamo quasi tutti a cavallo tra la generazione Y e la generazione Z - leggi l’articolo “Parlo arabo?!”) .

A tal proposito, abbiamo creato la rubrica “Usa i Social, non farti usare”, dove periodicamente vi proporremo spunti e riflessioni legate al tema dell’utilizzo “incontrollato” degli strumenti digitali, in particolare, dei social media e dove cercheremo assieme di trovare delle risposte alle criticità che stanno emergendo.

Leggendo questo articolo, la Dott.sa Susan Greenfield lancia l’allarme sull’utilizzo smodato dei social network da parte degli adolescenti. Secondo l’autrice, i nuovi media sono responsabili di profondi cambiamenti nel cervello dei giovani, in particolare provocherebbero:

  • riduzione dell’attenzione;
  • gratificazione istantanea;
  • individualismo;
  • azzeramento delle relazioni umane reali;
  • riduzione della loro empatia verso gli altri.

Tutto ciò provoca una regressione del cervello umano ad uno “stadio infantile”. Non a caso professionisti di tutto il mondo, tra i quali neuro scienziati, psicologi, psichiatri ecc. negli ultimi anni stanno conducendo numerosi studi a riguardo. Il “rewiring” è la risposta alla quale sono arrivati questi professionisti, analizzando il meccanismo che un utilizzo eccessivo di questo tipo di strumenti provoca nella mente umana, cioè un vero e proprio “ricablaggio” delle connessioni cerebrali, che interessano connessioni tra aree cerebrali differenti. Queste persone, infatti, attratti da rumori e immagini brillanti, si comportano come bambini piccoli, perché le capacità intellettive e l’attenzione si abbassano notevolmente.

Le persone malate di autismo, continua la Dott.sa Greenfield, si trovano a loro agio ad utilizzare il computer. Non si esclude, dunque, che l’aumento della prevalenza di autismo fra le nuove generazioni, possa correlarsi all’aumento del tempo speso nelle relazioni virtuali tramite le piattaforme social. Gli psicologi, dal canto loro, confermano che la tecnologia digitale, cambia il modo in cui il nostro cervello ragiona.

La Dott.sa Jane Healy consiglia ai genitori di non far giocare al computer i propri figli al di sotto dei 7 anni, perché svilupperebbero le regioni del cervello alla base della risposta “attacco e fuga” e non le regioni del cervello debite al ragionamento. In questo modo i bimbi svilupperebbero una forma primordiale di apprendimento, con le seguenti problematiche:

  • scarsa metacognizione;
  • minore capacità di riflettere sui propri stati interni.

La diretta conseguenza è che i bambini, al momento del sopraggiungere di una emozione, non saprebbero dove collocarla e come gestirla. La visione di Sue Palmer, autrice del libro “Toxic Childhood” è ancora più drammatica: “Lo sviluppo del cervello dei nostri figli è danneggiato, perché non si impegna più in attività nelle quali i cervelli umani si sono impegnati per millenni”.

La nostra visione sull’argomento non è così drammatica, sempre che ci si pongano dei limiti all’utilizzo delle piattaforme digitali; dall’utilizzo di queste, infatti, ne possono derivare anche effetti positivi, quali:

  • diventare più “Smart”;
  • avere più capacità di fronteggiare gli stimoli;
  • essere più concreti.

Siamo d’accordo però, che le aree del nostro cervello predisposte allo sviluppo del ragionamento, vadano continuamente alimentate, altrimenti anche questi effetti positivi non avrebbero più luogo e ci si potrebbe ritrovare, tra qualche anno, di fronte ad una situazione critica di regressione cognitiva dell’umanità.


Fabio, CEO di Crescita Smart

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