Il digital divide

Intelligenza (artificiale) al servizio dell’umanità

Il digital divide

È già da qualche decina d’anni che si leggono testi o si guardano film all’interno dei quali macchine dall’intelligenza superiore sostituiscono gli esseri umani in carne ed ossa. Bill Joy (fondatore di Sun Microsystems) ha pubblicato nel 2020 su Wired un articolo intitolato “Perchè il futuro non ha bisogno di noi”, dove ipotizzava uno scenario distopico in cui macchine dotate di intelligenza artificiale avrebbero preso il posto degli esseri umani. Oggi, nel 2022, possiamo affermare certamente che l’evoluzione tecnologica sta muovendo i propri passi in questa direzione ma lo scenario vero e proprio ipotizzato da Bill Joy ancora non è divenuto realtà.

 

Anche Elon Musk e Jack Ma (fondatore di Alibaba), durante la Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale del 2019 hanno discusso riguardo il tema. La preoccupazione maggiore di Elon Musk a riguardo, è che l’AI (intelligenza artificiale) possa in qualche modo porre fine alla civiltà umana, mentre Jack Ma, di parere diverso, sostiene la tesi che mai nessuna macchina potrà sostituire la capacità dell’uomo di provare emozioni.

 

Solo un paio d’anni fa, nel 2020 il numero di utenti internet era vicino ai 5 miliardi e secondo le stime di We Are Social, il ritmo di crescita si attesta a circa un milione di nuovi utenti al giorno. Con questo ritmo si arriverà ad una copertura di oltre il 90% della popolazione mondiale entro il 2030.

 

Un tempo il digital divide, con il quale si intende il divario digitale che c'è tra chi ha accesso a Internet e chi non ce l'ha, era consistente a causa dell’indisponibilità di alcune zone geografiche ad accedere a Internet. Ora più del 90% della popolazione mondiale vive in spazi coperti dalle reti di telefonia mobile, ma il digital divide esiste ancora perché vi è un ostacolo nell’economicità dell’accesso e nella semplicità d’uso.

 

Oltre a connettere le persone, Internet connette anche dispositivi e macchinari (Internet of Things - IoT) ed è proprio quest’ultimo a costituire la spina dorsale dell’automazione, con l’intervento dell’AI che diventa invece il cervello che controlla dispositivi e macchinari. IoT e AI pertanto costituiscono il mezzo per le macchine di comunicare tra loro e la gestione può avvenire da remoto e in modalità automatica, senza l’intervento dell’uomo.

 

Lo sprint nell’adozione di queste tecnologie lo sta dando la nuova tecnologia 5G, fino a 100 volte più veloce e supporta 10 volte più dispositivi rispetto al precedente 4G. Un’economia completamente digitale getta le sue fondamenta quindi nell’onnipresente connettività tra uomo e macchina.

 

Ma un’infrastruttura completamente digitale non per forza implica una società completamente digitale. Difatti le tecnologie digitali sono, ad oggi, ancora utilizzate maggiormente per comunicare e fruire dei contenuti. Per colmare quindi il digital divide, sia le imprese sia i clienti devono incrementare l’adozione di tecnologie avanzate. Anzi, è proprio dai clienti che nasce l’impulso per le aziende di adottare sistemi digitali, perché quando i clienti richiedono canali digitali per la comunicazione e le transazioni, le imprese sono costrette ad adeguarsi.

 

Secondo voi, il futuro avrà ancora bisogno di noi?

 

 

Fabio, CEO di Crescita Smart

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